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Il 3 luglio 2015, presso la sede del Cortile della cultura nel Museo comunale delle Testimonianze e della Memoria, a Centola, è stato presentato il libro di Enzo Landolfi “158”. O meglio, per esteso “158 Comuni Ricette Filmati – Salerno. Una Provincia da gustare”.

Un libro piuttosto anomalo, nato da una lunga serie di puntate televisive curate dal giornalista e scrittore Landolfi, libro che già nel titolo dà una chiave di lettura, ben più ampia del “solo” libro di ricette locali. La Provincia di Salerno, con enfasi sul Cilento, è da “gustare” – per l’Autore – ben oltre le ricette, vivaci ed evocative, con tutto il retroterra agro pastorale che le ha prodotte, fino a farne il risultato e la premessa di una testimonianza culturale, usando un termine abusato ma necessario, con personaggi (persone) di incredibile spessore. Una testimonianza culturale dunque e, soprattutto, umana, resa dall’Autore nelle pagine, nei filmati visionati nonchè negli episosi più che citati “rivissuti” con passione ed emozione reali durante la serata. Serata che non si è esaurita nella presentazione del libro, anzi la ritrosia dell’Autore a promuovere un’opera che vorrebbe amata e condivisa più che acquistata, ha dato ampio spazio ad una discussione medica sulla Dieta Mediterranea (o Cilentana, come Landolfi coraggiosamente propone di definire una realtà inclusa dall’UNESCO tra i patrimoni immateriali dell’Umanità…). L’evento, curato dal Progetto Centola, nell’ambito del recupero e della conoscenza dell’intero patrimonio dell’area cilentana è stato presentato da Ezio Martuscelli, Presidente del Progetto Centola. Martuscelli ha annunciato i prossimi eventi del Progetto : a luglio una nuova serata storico-culturale, che del periodo 1915-18 indaga la vita di chi era rimasto al paese, gli aspetti cioè del vivere civile, dalla sanità alle colture alle abitudini. La collaborazione della cittadinanza sarà di nuovo essenziale. Il 21 agosto il tema sarà invece “Le guerre quali fattori scatenanti di fenomeni emigratori”.

Nel presentare la serata Martuscelli ha introdotto la Provincia di Salerno come “Un incredibile e variegato ecosistema, con cultura storia e tradizioni di elevato spessore. Una delle provincie più varie d’Italia, con il verde e blu, le montagne e le pianure. Una carta dei “subsistemi” della Provincia evidenzia un’ area ricca di coste, beni culturali, santuari, e paesi dell’interno che – come ovunque – si vanno spopolando e perdendo il loro passato agro pastorale.

In chiusura, il Presidente chiede e si chiede che futuro avranno i paesi dell’entroterra, a fronte di un’area costiera che, benchè per soli due mesi all’anno, ha prospettive di sopravvicìvenza turistico-economica.

La visione di alcuni filmati realizzati da Landolfi nell’area centolese (Castello di S. Sergio) danno un contributo plastico e vivace alla presentazione del libro.

Questo “assaggio” introduttivo del Libro è stato arricchito dalla lettura da parte di Maria Rosaria Lo Schiavo, di un brano dedicato a Centola. Maria Rosaria Lo Schiavo, esponente insostituibile del Progetto Centola, ha letto con la sua consueta intensità un brano di Melania Santarcangelo sul suo primo incontro con Centola. L’ innamoramento verso questo paese più a sud di quello di provenienza, è descritto con toni poetici e ci parla dei colori e dei suoni che diventano parte di noi. L’Autrice arriva a preferire la costiera cilentana alla blasonata sorella amalfitana ma, aldilà di ogni gara o emulazione, è chiaro che le gerarchie le dettano le emozioni.

Martuscelli nel dare la parola al primo Relatore, il medico endocrinologo e ricercatore Luca De Franciscis, sottolinea come il Libro abbia, con il suo ricettario e i riferimenti costanti a cibi e prodotti della terra e del mare del Cilento e della provincia, un chiaro rapporto con la celebratissima “Dieta Mediterranea”.

De Franciscis apre quindi un’ampia pagina sulle abitudini alimentari cilentane e la loro relazione con salute e malattie, facendo riferimento a una sua recente ricerca sullo Stile di vita mediterraneo nel Cilento di oggi. Una ricerca sul campo, attraverso le scuole (luogo fondamentale) che è anche documentazione storico-culturale di una Provincia definita dall’esperto Antonio Vacca – con termine spericolato ma efficace – “cibica” per eccellenza. La ricerca, tramite questionari somministrati in varie località della costa (tra cui Centola) e dell’entroterra (Sanza) ha evidenziato come i ragazzi sappiano cos’è la dieta mediterranea, ma la pratichino poco. E così, progressivamente, gli adulti. Degli aspetti chiave di tale dieta sopravvivono, a detta del Relatore, l’uso ancora significativo dell’olio d’oliva e una certa attività motoria. Anche Centola ha manifestato questi aspetti positivi, ma ridimensionati da vari aspetti negativi, quali lo scarso ruolo del pesce e della verdura, nonchè del latte e della frutta, nell’alimentazione giovanile. Un chiaro risultato, commenta il Relatore di quella Globalizzazione cibica che include bevande gassate e dolci unitamente al sedentarismo. Uno spiraglio è il consumo del sale iodato in buona percentuale.

A conclusione di questa pagina medico-ambientale, De Franciscis indica come strumento per mantenere (o meglio rilanciare) la dieta mediterranea nel Cilento – sembra paradossale – il recupero di consapevolezza e tradizioni, affiancate da una ritrovata attività fisica. Una dieta quella mediterranea che una recente ricerca sull’ osteoporosi tra le donne di Centola, ricerca svolta nuovamente in collaborazione con il Comune, si è dimostrata efficace anche in campo osseo.

A Ezio Martuscelli che apprezzata l’indagine tra i ragazzi, in quanto elementi ancora “recuperabili” chiedeva se vi è una promozione dei risultati ottenuti, De Franciscis cita la diffusione di poster nelle scuole e nei locali comunali, otre all’uso di TV locali e interventi a livello regionale e anche nazionale. Nel riconoscere che è difficile cambiare le abitudini (anche) alimentari, il Relatore sottolinea il ruolo dei medici di famiglia.

Tornando al libro e al suo Autore, viene mostrato un filmato girato in una Centola innevata, dedicato alla famiglia Quattrociocchi, da generazioni maestri dell’arte della radica e dell’oggettistica in legno, definiti “Maitres Pipiers”. Il “coup de teatre” è stato la presenza in sala di Armando Quattrociocchi, patriarca della famiglia, già citato nell’altra opera di Landolfi “L’aristocrazia delle mani”, libro su 57 artigiani della provincia.

In un vivace intervento, il secondo Relatore, Mario Infante, medico endocrinologo e storico, appassionato di dialetti, sottolinea del libro di Landolfi l’amore tangibile per il Cilento e la caratteristica di indagine conoscitiva ben più ampia di un ricettario. Infante riconosce amaramente ma lucidamente la scomparsa della dieta mediterranea in un Cilento in cui solo l’olio d’oliva ha impedito di avere i bambini più obesi d’Europa. Non si può proporre al mondo qualcosa che non si possiede più, considera il Relatore con la citazione di grande efficacia dell’anziano contadino cilentano che affermò categorico “A dieta è a zappa!” (tradotto : la vita scomparsa…). Infante aggiunge che la parola chiave è la prevenzione, opera in cui i medici hanno bisogno delle Istituzioni. Tornando al libro di Landolfi, Infante ne mette in rilievo – giustamente, aggiungo – il ruolo dei personaggi locali scoperti passando un giorno intero in ciascun paese : un mondo morale dissolto, nei suoi aspetti antropologici e nella perduta oralità rurale. Sfogliando il libro, Infante legge, con gusto, il riferimento alla “Cicciata”, il piatto ricco dei poveri, e – subito accanto – alla zuppa di fagioli e castagne “i cicci” : il piatto povero, ed esprime quasi “cordoglio” per legumi scomparsi quali i maracuocciuli . Detto altrimenti, la bio-diversità…

Infante chiude con un riferimento al Mito di Palinuro, ai Cunti e con una brillante comparazione di proverbi dialettali simili nelle loro differenze, afferenti a una cultura comune. Sul tema esistenziale di cosa occorra per conoscere l’altro, Infante cita : (Centola) “Ppè cunosce nu cristiano t’era mangià apprima na sarma re grano”, (Casalbuono) “Ppe ccanosce ‘nu crestiane te ‘ng’è mangià ‘nzieme ‘nu tummene re sale”, ricordando che altrove si aggiunge che tale enormità di sale deve condire uova in proporzione…

Nel breve spazio che riserva per sè, Enzo Landolfi, anticipa – con estrema determinazione – che nella prossima edizione chiamerà la dieta “Cilentana” e non più Mediterranea, come affermazione ultimativa della specificità della sub regione cilentana…L’Autore afferma anche, in risposta alla domanda iniziale di Martuscelli, che senza i 136 paesi dell’entroterra non c’è un futuro neppure per i 22 paesi di mare del Salernitano..

Milena .Carducci, con un breve e lucido intervento, si augura che aver discusso di cibo in un Museo delle Testimonianze e della Memoria non sia l’ evidenza che di questo cibo c’è solo memoria ormai. Aggiungendo che questo sarebbe in linea con lo scarso uso della dieta mediterranea da parte dei giovani cilentani (e non solo). Una grande responsabilità viene da lei attribuita alla TV e a chi le ha dato quello spazio strabordante. La proposta della Carducci è di spiegare ai giovani i danni del cibo non sano, insegnare loro a conoscere tutti i componenti vegetali, auspicando iniziative degli amministratori locali, tipo la festa degli alberi e altre omogenee.

Nel dibattito, Franco Scianni, architetto centolese attivo anche fuori regione e all’estero, puntualizza aspetti che impattano con la ricerca esposta dai relatori. Scianni commenta, ad esempio, che il citato latte fresco è difficile da trovare nei bar del paese, quanto al pane non si sa da quale grano sia prodotto, per non parlare del pesce fresco a km 0. La conclusione, tuttavia, è incoraggiante, perchè Scianni informa – ad es. – che l’ Expo sta sensibilizzando il più ampio pubblico su prodotti locali (viene in mente la “Cicciata”) e sulle micro-attività agricolo-imprenditoriali : il Cilento, afferma, può produrre qualità eccelse. Infine, i bambini potrebbero essere educati attraverso fattorie didattiche e la consapevolezza su dove i prodotti vengono acquistati.

Il Sindaco di Centola, Carmelo Stanziola, interviene ringraziando il Progetto Centola, l’Autore del libro e i relatori, per l’iniziativa di valorizzazione del territorio, nella sua doppia veste di primo cittadino e di Consigliere Provinciale. Stanziola riconosce che l’Ente pubblico può fare, ma – aggiunge – nei limiti degli strumenti a disposizone, indicando ad es. che la Mensa scolastica è a rischio di chiusura, con buona pace degli studi fatti o da fare. Il Sindaco sottolinea per gli ospiti il suo apprezzamento per il Museo sempre più ricco di memoria e di memorie. Cita inoltre la “Ricetta di nonna Grazia o della centenaria” di S. Severino, individuata in una riunione con gli operatori come uno strumento di identità del territorio e per compensare l’assenza di piatti tipici riconosciuti oggettivamente come tali. Stanziola aggiunge che il Comune ha presentato all’Expo la “Ricetta di nonna Grazia”, elemento di un turismo eno gastronomico che deve andare di pari passo con gli “usi civici”, basati sull’ incentivare l’uso della terra e dei prodotti delle terre cilentane, valorizzando le armonie del territorio. Il Sindaco conclude sottolineando come nello stesso stabile che ospita la serata, un’ala sia dedicata al “Centro di formazione e aggregazione sociale” e l’altra alle “Sale espositive comunali delle testimonianze e delle memorie”. Insomma, il passato sempre vivo e il necessario presente-futuro.

Conclude, doverosamente, l’incontro Enzo Landolfi. L’Autore, nato a Buccine, rievoca con brevi flashes la storia professionale e umana delle 362 puntate televisive (5 dedicate a Palinuro..). Landolfi rievoca gli inizi di questa avventura, a Foria nel 1997, cita personaggi unici come il Pescatore pescato e le sue alici alla menaica. 11 anni di incontri umani incredibili. Da citare almeno l’anziano luparo che non ha mai ucciso una femmina di lupo in quanto madre..o la cuoca ottantenne che lo diffida dal metterle la mano sulla spalla perchè in sala c’è il marito armato di bastone…                                                                                               Landolfi rende omaggio ai 3.220.000 cilentani emigrati nel mondo – ci si mette anche chi scrive?- e conclude informando che nella prossima edizione del libro inserirà anche la Ricetta della centenaria e il Museo centolese delle Testimonianze e della Memoria.

Una serata che dimostra ancora una volta come le “battaglie” per l’affermazione di realtà o di aree locali richiedano persone e personaggi insieme “innamorati” e critici (termini inconciliabili in apparenza). Capaci cioè di sostenere con giusta convinzione che il proprio paese, la propria area, siano i più belli del mondo (non solo perchè in quei luoghi ci sono i ricordi più belli del mondo : i nostri). Critici perchè devono riconoscere quanto il modello si è allontanato da quello che era e battersi perchè ritorni a esserlo, perlomeno nei suoi valori di permanente validità.

                                                                                                                             Andrea LUISE