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Arriviamo a San Nicola sul far della sera, dopo esserci districati a fatica dal traffico di Palinuro di inizio agosto, e l’improvvisa quiete del paese sulla collina ci avvolge come una provvidenziale frescura. Ci inerpichiamo su una ripida salita e finalmente siamo davanti alla chiesa del paese nuovo, il cui campanile illuminato ci aveva fatto quasi da stella cometa nel cammino.

Dopo una giornata rovente di questo agosto dominato dall’anticiclone africano, notiamo con piacere che la “sala” del convegno non è una sala, ma un ampio spazio all’aperto attrezzato con le sedie per il pubblico ed il palco dei relatori contornato da una fila di fiaccole accese. Volgendosi a destra, lo sguardo si riposa sulla vista del capo Palinuro tutto illuminato e una fresca brezza marina ci conforta e ci fa dimenticare il caldo del giorno ormai trascorso. Dietro al palco campeggia un grande schermo, dove durante tutto il convegno saranno proiettate antiche foto riferite a paesaggi e personaggi di San Nicola, provenienti dagli archivi dell’Associazione Progetto Centola.

Ma ormai sono le nove (il programma prevedeva l’inizio alle 20,30) e si può incominciare. Apre i lavori, come di consueto, il moderatore Ezio Martuscelli, presidente dell’Associazione Progetto Centola, che passa senz’altro la parola al sindaco di Centola, Carmelo Stanziola, che non manca mai a questi appuntamenti.

Il sindaco esordisce dichiarandosi emozionato di trovarsi a San Nicola per la presentazione del libro capolavoro del professor De Luca, che racconta le origini, i ricordi, le passioni di questo splendido territorio.  Esso ci dà l’opportunità di riflettere e di ritornare al passato. Ringrazia poi i bambini e tutte le persone che proprio a San Nicola si sono impegnati in uno splendido progetto, quello di adottare delle piante e dei fiori. Proprio i bambini, infatti, che rappresentano il futuro, capiscono come sia importante preservare e migliorare l’ambiente del paese in cui si vive. Come quelli che a Centola, la sera prima e in solo mezzora, hanno ripulito le aiuole della piazza dalle erbacce. Il sindaco conclude dichiarando che la sua presenza al convegno era indispensabile, perché egli sente di avere un debito con San Nicola, che è un posto incantato, come dimostra la magia di questa serata, con la sagoma del capo Palinuro a fare da sfondo alla piazza. Infine augura al prof. De Luca che questo libro non sia la conclusione, ma piuttosto l’inizio di un percorso.

Riprende la parola Ezio Martuscelli, che descrive la struttura del libro “San Nicola di Centola”. Esso è diviso in tre parti. La prima parla dei ricordi del passato e di come si viveva a San Nicola. Questa parte sarà trattata dallo stesso prof. Martuscelli. La seconda parte che tratta delle origini e della storia di San Nicola, sarà invece trattata dal relatore prof. Amedeo La Greca, presidente del C.P.C. per il Cilento. Infine, la terza parte che parla della frana che nel 1963 sconvolse e spezzò la vita e il tessuto stesso del paese, sarà trattata dall’ing. Nicola Vigorito, referente dell’Associazione per San Nicola.

Parte I – Come si viveva a san Nicola (Ezio Martuscelli)

C’era una volta un paese lungo e stretto, un borgo costruito con la calce nera, dove, prima ancora della chiesa, c’era una campana appesa a un olmo. L’antica campana di San Nicola esiste ancora e le lettere incise sul bronzo la datano all’A.D. 1695. Sono testimonianze di un passato ancora vivo nei ricordi dei più anziani. A questo proposito Ezio Martuscelli fa una proposta a nome dell’Associazione Progetto Centola: recuperare il borgo antico di San Nicola attraverso fotografie e documenti del passato, anche tratti da archivi e collezioni di famiglie del luogo, organizzando una mostra da inaugurare per il 6 dicembre prossimo, giorno della festa di San Nicola. A questa segue un’altra proposta ancora più interessante: l’antica campanella del 1600 potrebbe essere recuperata e restaurata, per essere poi esposta in un luogo adeguato anche a beneficio delle nuove generazioni.  Il professor Martuscelli tocca poi un altro importante tema trattato nel libro: quello dell’emigrazione. Gli emigranti partiti da San Nicola lavoravano soprattutto nelle miniere e con il loro duro lavoro assicuravano la sopravvivenza delle famiglie rimaste a casa. Infine un ricordo più leggero: quello dei giovani sannicolesi che andavano al mare a Capo d’Arena a piedi, perché non c’era la strada. Giù a Capo d’Arena c’era un canneto usato come spogliatoio per cambiarsi e mettersi in costume. Il canneto naturalmente era rigorosamente diviso in zona maschile e zone femminile e spesso capitava che i maschietti gettassero lo sguardo attraverso le canne verso la zona femminile, nella speranza di cogliere qualche piacevole visione.

AL termine dell’intervento di Ezio Martuscelli si passa ad un interludio poetico. La giovane signora Francesca Iorio recita una bellissima poesia dell’autore del libro, dedicata al minatore, a ricordo proprio dei numerosi emigranti di San Nicola che lavorarono nelle miniere in varie parti del mondo.

Parte II – Storia di san Nicola (Amedeo La Greca)

Inizia a questo punto la dotta disquisizione di Amedeo La Greca, che tratta compiutamente della storia di san Nicola, dalla nascita del borgo fino ai giorni nostri. Il villaggio sorse intorno alla chiesa bizantina di San Nicola di Mira, chiamato poi di Bari dopo che i crociati ne ebbero portato le spoglie in quella città. All’inizio si trattava di un luogo di culto di rito greco, solo in seguito trasformato in rito latino. Intorno al 1600 il Vaticano acconsentì alla fondazione di una nuova chiesa e di un villaggio su un terreno di sua proprietà. La tradizione greca, pur soppiantata ufficialmente da quella latina, sopravvisse ancora per un secolo, tanto è vero che alla fine del ‘600 il vescovo di Rofrano bruciò pubblicamente in un rogo gli antichi testi greci del territorio. I dettami del Concilio di Trento del 1543, che sono ancora oggi alla base dell’attuale normativa ecclesiastica, furono disattesi per oltre cento anni, fino all’avvento di San Gaetano di Thiene, che con le sue opere di carità contribuì all’instaurazione del nuovo culto latino. San Gaetano creò infatti la Confraternita dei Bianchi, che, con la sua assistenza ospedaliera e con le opere di carità, creò un vero e proprio sistema sociale, ancora radicato nel territorio.

Al termine dell’intervento storico, la signora Licia Saturno recita un’altra poesia in vernacolo scritta da Ferdinando De Luca.

Parte III – La frana (Nicola Vigorito)

Nicola Vigorito illustra poi tutti gli eventi riguardanti la frana che negli anni ’60 del secolo scorso sconvolsero la vita del villaggio di San Nicola. Le prime avvisaglie del disastro si notavano molti decenni prima del fatidico ottobre 1963, tanto è vero che già nel 1902 alcuni parroci della zona denunciarono una situazione di pericolo. Altre denunce inascoltate si ebbero nel 1930. Poi, nel 1955, il sindaco dell’epoca ordinò la chiusura della chiesa per evidenti gravi lesioni. Infine nell’autunno piovoso del 1963 si verificò il disastro: gran parte dell’antico borgo scivolò a valle. Le autorità nazionali finalmente si mossero e il presidente Leone in persona inviò il ministro Sullo sul territorio. Furono stanziati 350 milioni dell’epoca per la ricostruzione e fu costituito un comitato cittadino per deciderne i tempi e i metodi. Dopo gli inevitabili contrasti, ritardi burocratici, ripensamenti, il paese fu ricostruito come appare oggi, con estensione est-ovest, a differenza dell’antico borgo che aveva estensione nord-sud. Le baracche dei primi giorni dopo la frana sono scomparse ed anche il borgo antico sta rinascendo a nuova vita, come testimonia una serata come questa.

Conclude il convegno la recitazione di un’altra poesia in vernacolo di Ferdinando De Luca, splendidamente letta dalla signora Anna Vigorito.

Segue il dibattito, con commenti compiaciuti ed entusiastici da parte dei numerosi convenuti, e poi un rinfresco, a suggello di una serata bella e interessante, che testimonia la vitalità di un territorio che, novella fenice, è stato capace di rinascere dalle rovine del passato.

Paolino Vitolo, socio Associazione “Progetto Centola”