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28 luglio 2017. È una bella serata, neanche troppo calda, grazie a una tregua dell’anticiclone africano. Ma si sa che a Centola non fa mai troppo caldo. Il sole è tramontato da poco nella luce rosata di un cielo sereno ed è apparsa una bella luna crescente, accompagnata dall’immancabile stellina.

Sono le venti e trenta e nella bella sede del Museo delle Testimonianze e della Memoria si respira l’aria delle grandi occasioni. Il pubblico affluisce numeroso, attirato dall’importanza dell’evento e dalla qualità degli oratori che l’Associazione Progetto Centola, con il patrocinio del Comune, ha voluto riunire per celebrare il sessantesimo anniversario del Trattato di Roma. Infatti, il 26 marzo 1957, sei nazioni europee (Italia, Francia, Germania Ovest, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo) si riunirono a Roma per apporre la storica firma che decretò la nascita della CEE, la Comunità Economica Europea. Da allora molto tempo è passato e le nazioni da sei sono diventate addirittura ventotto, ed anche il nome dell’istituzione è cambiato: non si chiama più CEE, ma UE, cioè Unione Europea, a sottolineare che non è solo l’economia che le unisce, ma anche valori più alti, come la cultura, il rispetto, la giustizia, la dignità umana.

Modera il convegno il prof. Ezio Martuscelli, presidente di Progetto Centola. Non sono ancora le nove e la sala è già piena: si può incominciare. Dopo i saluti di rito, Ezio Martuscelli passa la parola al sindaco di Centola, Carmelo Stanziola, che è sempre presente a questi eventi culturali dell’associazione. Per l’amministrazione comunale sono presenti anche i consiglieri Franca del Duca e Maria Di Masi.

Il sindaco non si dilunga molto, per lasciare spazio agli attesi interventi degli oratori, ma, interpretando forse i pensieri della platea, esprime una personale riflessione: i valori fondanti, che portarono alla nascita dell’Europa unita sessant’anni fa, sono tuttora validi e soprattutto sentiti dalle popolazioni europee? Ai relatori il compito di confermare o dissipare questi dubbi.

Viene poi proiettato un video raccolto dall’avv. Lello Riccio, di Progetto Centola. Si tratta di un filmato storico che, partendo dalla fine della II guerra mondiale, mostra gli sforzi delle nazioni europee, che, per evitare devastanti conflitti futuri, decisero di unirsi in comunità. La prima fu la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), poi la CEE (Comunità Economica Europea), infine la UE (Unione Europea).

Tutela dei diritti fondamentali in Europa

Dopo il video, come da programma, il primo a parlare è Ernesto Lupo, Presidente Emerito della Corte Suprema di Cassazione. Il presidente Lupo, la cui famiglia è originaria di Centola, è ben conosciuto dal pubblico, che ricorda ancora un suo splendido intervento ad un convegno svoltosi meno di un anno fa nella stessa cornice di stasera. L’8 agosto 2016, infatti, Progetto Centola organizzo un convegno intitolato “Il primo voto alle donne: significato e conseguenze”.

Nel suo intervento di stasera il presidente Lupo enuncia un concetto molto interessante, anche perché normalmente trascurato dai media e quindi poco noto al pubblico. Oggi l’Unione Europea non è solo economica, come quando nacque, ma è anche la patria del Diritto e dei Diritti. L’attualità odierna ci parla di un presidente francese, Emmanuel Macron, che, forse per risollevare i suoi consensi in prematuro calo, assume atteggiamenti populistici ed antieuropei nella vicenda Fincantieri – Saint Nazaire, disattendendo l’accordo concluso con l’Italia dal suo predecessore Hollande. Le basi dell’Europa sono però molto solide e non potranno essere scalfite da questi episodi contingenti.

Ma che cosa significa che l’Europa è la patria del Diritto e dei Diritti?

Il primo punto, quello del Diritto, indica che nell’Unione Europea è oggi in vigore una normativa che prevede l’ordine europeo dell’azione penale. Ciò significa semplicemente che un giudice di qualsiasi paese dell’Unione può emettere un provvedimento che sarà immediatamente valido anche in tutti gli altri paesi, senza bisogno di rogatorie, ordini di estradizione o di altri artifici tecnici. In altre parole, l’Europa non è solo legata da un’economia comunitaria, ma è anche un’unione giuridica.

IL secondo punto, quello che afferma che l’Europa è la patria dei Diritti, è legato alla costituzione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sede a Strasburgo. Nel 2000, proprio all’inizio del terzo millennio, il Trattato di Nizza, firmato da tutti i paesi dell’Unione, proclama la carta dei diritti fondamentali. A questa tutti i paesi europei devono conformarsi, poiché le norme europee che ne scaturiscono hanno la prevalenza sulle norme e sulle legislazioni nazionali eventualmente in disaccordo. La Corte Europea di Lussemburgo, che è un organo eminentemente giuridico, ha il compito di far rispettare queste regole. Come sempre accade, dai diritti nascono i doveri. In questo caso i doveri riguardano le nazioni europee che si impegnano a rispettare i diritti dell’uomo, intesi come diritto all’eguaglianza, alla protezione delle minoranze, alla parità tra uomo e donna, alla tolleranza religiosa, conformandosi alla legislazione europea.

L’intervento del presidente Lupo rivela una profonda conoscenza degli argomenti trattati ed è particolarmente seguito dal pubblico, affascinato dall’eloquenza e dall’abilità oratoria del relatore.

Diritti e doveri degli immigrati: l’integrazione possibile

Subito dopo la parola passa a Mario Savino, professore associato di Diritto Amministrativo presso l’Università della Tuscia, L’argomento trattato è di scottante attualità. Il professore parla infatti di immigrazione; “Diritti e doveri degli immigrati: l’integrazione possibile” è il titolo del suo intervento. Il prof. Savino affronta il problema in maniera originale o almeno in modo differente da come la maggior parte del pubblico si sarebbe aspettato, cioè dal punto di vista degli immigrati. E parte proprio dall’ultima immagine mostrata dal presidente Lupo, quella dei diritti dell’uomo, mostrando come questi siano regolarmente calpestati proprio nei riguardi degli immigrati. Il primo che viene a cadere è quello della libertà personale. Gli immigrati, infatti, quando sbarcano nel nostro paese, non trovano l’agognata terra promessa, ma di fatto sono costretti in strutture di detenzione amministrativa, in attesa di identificazione e di verifica dei requisiti per l’accoglienza. La detenzione amministrativa viola in effetti un elementare principio giuridico, sancito anche dalla nostra Costituzione, che prevede solo la detenzione penale.

Altro diritto calpestato è quello della dignità personale. Nel periodo 2008-2013 abbiamo avuto un afflusso di circa 40.000 immigrati all’anno, lievitato a 500.000 all’anno nel periodo 2014-2016. Per frenare questa incontenibile marea umana, molti migranti sono stati bloccati in paesi extraeuropei. A questo proposito è eclatante l’esempio dei siriani, per la maggior parte bloccati in Turchia, dove il concetto di diritto alla dignità umana è sistematicamente ignorato. E come se non bastasse, proprio in questi giorni stiamo trattando con la Libia, per bloccare i migranti in quelle terre, dove la tutela dei diritti umani è per lo meno dubbia.

Infine il diritto alla libera circolazione è sicuramente negato, in un’Europa spaventata da questa invasione epocale, dove alcuni paesi stanno cercando di ripristinare le antiche frontiere per proteggersi.

Il prof. Savino affronta poi un altro argomento di attualità. L’Italia è un paese che invecchia, perché nascono pochi bambini. I motivi di ciò sono la crisi economica ed anche la situazione oggettiva della donna italiana, che se lavora (e spesso è proprio la crisi economica che la costringe a lavorare) deve scegliere fra la maternità e la carriera. Questa situazione crea enormi problemi all’INPS, come affermato dallo stesso presidente Boeri, che a fronte di un numero maggiore di anziani (la vita media si è allungata) non riceve abbastanza contributi dai lavoratori giovani, che tendono a diminuire. Immettere nel mondo del lavoro un certo numero di immigrati potrebbe aiutare a risolvere questo problema.

I diritti delle donne

La parola passa infine all’ultima relatrice, la prof. Anna Maria Riviello che affronta un altro argomento scottante, quello dei Diritti delle Donne. La professoressa si ricollega subito alle parole del prof. Savino, quando ha citato le donne che lavorano. Esse, pur tra le belle intenzioni e dichiarazioni dell’Unione Europea, sono di fatto discriminate nel mondo del lavoro. Un imprenditore privato, che deve fare i conti con un mercato aggressivo in cui i concorrenti esteri sono spesso favoriti da una legislazione e soprattutto da una fiscalità monto più tenera di quella italiana particolarmente dissanguante, si guardano bene dall’assumere o almeno dal trattare paritariamente una donna giovane, che in caso di maternità potrà allontanarsi dal lavoro anche per due anni pur mantenendo la propria retribuzione. Questo dipende anche dal fatto che l’Europa non è ancora una, soprattutto nel campo delle politiche fiscali.

La professoressa affronta poi un altro argomento di attualità, quello del femminicidio[1]. Esso deriva in qualche modo dalla nuova condizione della donna, che si è riappropriata di molti suoi diritti ed ha quasi acquisito la parità con l’uomo. Quest’ultimo spesso non sa rassegnarsi alla perdita della sua donna, quando scopre che questa non è un oggetto di sua proprietà, ma un essere raziocinante con gli stessi suoi diritti e doveri. E spesso capita che proprio gli uomini più deboli e insicuri si macchino di un delitto irreparabile.

La prof. Riviello termina il suo intervento tra gli applausi molto calorosi soprattutto delle numerose donne presenti.

Gli argomenti trattati da tutti i relatori sono di grande attualità e particolarmente sentiti dal pubblico, che è ansioso di partecipare al dibattito. Gli interventi sono numerosi e appassionati. Impossibile citarli tutti. Il più sentito, com’è ovvio, è il problema dell’immigrazione. C’è chi contesta completamente l’accoglienza, che toglie lavoro, sicurezza e stabilità agli italiani: discorso populista, ma ampiamente condiviso, a giudicare dagli applausi particolarmente calorosi.

Qualcun altro obietta che, al di là delle magnifiche intenzioni sancite dal Trattato di Nizza, l’Europa è vista innanzitutto come una comunità economica, molto spesso oppressiva, ove si pensi che con l’avvento della moneta unica il potere di acquisto degli italiani si è praticamente dimezzato.

Si è poi fatto notare lo stridente contrasto fra la carta dei diritti dell’uomo ed il fatto di aver trattato lungamente con la Turchia per farla entrare nell’UE, sapendo come in Turchia siano sistematicamente calpestati quasi tutti i diritti umani.

È stato anche contestato l’argomento del prof. Savino, riguardante la possibilità di alleggerire i conti dell’INPS con l’immissione di giovani immigrati nel mondo del lavoro. Nell’attuale dibattito politico, infatti, ci sono economisti che contestano la tesi del presidente dell’INPS Boeri, ritenendo che tra contributi e prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale il bilancio sarebbe sfavorevole.

Infine l’intervento della prof. Riviello scatena letteralmente il pubblico femminile, che dimostra ancora una volta la propria vivacità e determinazione, a stento frenata dallo stesso moderatore.

Ma l’ora è ormai tarda (ci avviciniamo alla mezzanotte) e, nonostante il pubblico appaia particolarmente agguerrito e per nulla stanco, il moderatore prof. Martuscelli è costretto a chiudere il dibattito dando la parola al presidente Lupo per le considerazioni finali. Questi ammette che le perplessità sull’Europa, espresse anche dal sindaco all’inizio della serata, hanno purtroppo un fondamento di verità. Ma i problemi non si risolvono distruggendo l’Europa, come qualcuno vorrebbe (si pensi all’esempio negativo della cosiddetta Brexit). I problemi si risolvono aiutando l’Europa a crescere, rinsaldando la sua cultura ed i suoi ideali, che ne hanno fatto il faro e la guida del modo intero. Oggi l’Europa conta ventotto stati diversi; in molti di questi i principi ed i diritti umani non sono ancora stati recepiti appieno. Siamo in piena crisi di crescenza e sessant’anni di vita non sono nulla per un’istituzione che potrà assumere la sua pienezza solo con il passare delle generazioni.

Il presidente Lupo conclude enunciando con modestia una sua idea personale, quella dell’Europa a due velocità. Anche se tecnicamente complessa, questa soluzione potrebbe aiutare le nazioni più deboli, quelle affiancatesi più tardi al nucleo originario dei sei fondatori del Trattato di Roma, ad adeguarsi e a diventare pienamente e compiutamente “europee”.

Paolino Vitolo

[1] (NdA) Uso questo orrendo neologismo per motivi di brevità, anche se il suo uso dimostra una certa ignoranza dell’etimologia e del greco. “Omicidio”, infatti, la parola cui “femminicidio” si contrappone, non significa uccidere un uomo, ma piuttosto uccidere un proprio simile, sia esso maschio o femmina.

 

Immagini del convegno