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La sera del 28 marzo 2018, nonostante sia mercoledì santo, la sala consiliare del comune di Centola è particolarmente affollata. Evidentemente l’importanza dell’evento ha richiamato il pubblico delle grandi occasioni. Viene presentato il volume dedicato alla chiesa di San Nicola di Mira, realizzato nell’ambito del Sistema Cultura, avviato l’anno scorso con la collaborazione del comune di Centola e dell’associazione culturale Progetto Centola.

Come di consueto la serata è aperta dall’intervento di Ezio Martuscelli, presidente di Progetto Centola e moderatore dell’evento. Egli per prima cosa saluta i presenti: Amedeo La Greca e Vincenzo Lamanna, che svolgeranno due interventi nel corso della conferenza; il coro parrocchiale “Don Giovanni Cammarano”, diretto dalla prof.ssa Antonella Di Masi; il sindaco Carmelo Stanziola; il vicesindaco Silverio D’Angelo; gli assessori alla Cultura e al Turismo; i rappresentanti dell’opposizione in Consiglio comunale; i bambini della Scuola Media di Centola, guidati dalla prof.ssa Rossella Aceto.

Prima della conferenza vera e propria si assiste ad una prima splendida esibizione del coro “Don Giovanni Cammarano”. Si tratta di un brano sacro molto in sintonia con l’argomento della serata: il “Gloria in excelsis Deo” di Gennaro Verde.

Dopo i meritati applausi, i lavori sono aperti dall’intervento del sindaco Carmelo Stanziola. Egli saluta tutti i convenuti, i professori, gli alunni della Scuola Media, il coro. Inoltre egli ci tiene a evidenziare come la pubblicazione di questo volume, edito dall’Associazione storica culturale “Progetto Centola”, rientra in un vasto progetto, giudicato eleggibile di cofinanziamento da parte della Regione Campania (Bando, L. R. 7/2003, art. 6, 7, 11—Es. Fin. 2017).

Infine ringrazia Ezio Martuscelli e Progetto Centola con queste lusinghiere parole: “Quando in una comunità c’è qualcuno che svolge attività culturale senza ruolo istituzionale, l’amministrazione è orgogliosa di avere persone e associazioni che trasmettono ai giovani questi valori veri.”

Aggiunge poi che la cultura ha un valore ancora più grande, perché l’illegalità si combatte proprio con la cultura. E ribadisce poi che il turismo non è fatto solo di mare. Proprio per questo nel consiglio comunale di domani, quando si parlerà di bilancio, si cercherà di mettere in risalto le azioni che consentiranno di armonizzare gli aspetti culturali, turistici e tecnologici. Conclude con le parole: “Grazie per quello che avete fatto, ma anche per quello che continuerete a fare.”

Riprende la parola Ezio Martuscelli che ribadisce la necessità di valorizzare il patrimonio culturale del territorio portandolo a conoscenza della cittadinanza; in poche parole, rendendolo fruibile. Abbiamo già individuato i luoghi della cultura nel territorio; il prossimo passo sarà la realizzazione di una mostra iconografica. Il libro di stasera sulla chiesa di San Nicola di Mira costituisce già un esempio di questo, perché contiene fotografie, storia ed altro; il tutto inquadrato in un percorso di visita.

La parola passa poi al prof. Amedeo La Greca, profondo conoscitore della storia di Centola e del Cilento tutto. Egli parla del perché una chiesa ed in particolare quella di San Nicola di Mira venga eretta proprio in un certo punto. Le prime notizie certe di San Nicola di Mira risalgono al 1428, ma la chiesa è sicuramente molto più antica. Nel territorio di Centola vivevano in epoca medioevale dei monaci greci. Non si trattava di comunità monastiche nel senso moderno della parola, bensì di individui che vivevano isolati, cioè da soli, secondo il significato etimologico della parola “monaco”, che deriva dal greco “monos”, cioè “solo”, “unico”. In quell’epoca, però, chi viveva da solo non aveva alcuna garanzia giuridica, per cui i “monaci” cominciarono ad aggregarsi in piccole comunità, che veneravano di solito un santo. L’edicola con le reliquie o con l’immagine del santo costituiva il centro di aggregazione. Probabilmente fu questa l’origine della chiesa di San Nicola di Mira: all’inizio sul luogo sorgeva una chiesa greca, perché tutto il territorio è sempre stato di cultura greca. In seguito sorse un contrasto fra la cultura greca e quella latina, che sfociò in lotte anche violente, come nel caso del vescovo Bonito, che a Cuccaro ordinò il rogo di tutte le icone greche della zona. Per questo motivo non sono sopravvissuti molti resti greci. La situazione fu consolidata con il Concilio di Trento che iniziò nel 1545 e durò quasi trent’anni. In esso furono stabilite molte regole che sopravvivono tuttora: fu completamente abolita la cultura greca; furono introdotti i registri parrocchiali, fonti storiche preziose ancora oggi; furono stabilite le regole per la fondazione delle chiese. Mentre le chiese greche avevano pianta a croce detta appunto greca, con quattro bracci uguali, le chiese latine ebbero la navata più lunga rispetto a bracci laterali del transetto (croce latina). Inoltre nelle chiese greche i fedeli non vedevano i celebranti, che erano nascosti dall’iconostasi, pannello dipinto che nascondeva l’altare; nelle chiese moderne invece l’altare è a vista. Insomma il Concilio di Trento decretò la distruzione del mondo greco. Anche la chiesa di San Nicola di Mira fu abbattuta e ricostruita, così come appare oggi. Infine, una curiosità: la navata ed il transetto rappresentano la croce di Cristo. Per questo motivo l’altare è leggermente inclinato verso destra, proprio come la testa di Cristo sulla croce.

Dopo questa dotta disquisizione del prof. La Greca, i bambini della Scuola Media di Centola, guidati dalla prof.ssa Rossella Aceto, leggono alcune storie che narrano i miracoli dei santi protettori di Centola.

A questo punto, quasi a voler far riposare il pubblico, il coro parrocchiale diretto da Antonella Di Masi intona un canto moderno: “Tu non passare” di Daniele Ricci.

L’ultimo oratore della serata, Enzo Lamanna, parla delle statue delle Madonne presenti nelle chiese di Centola, ed in particolare delle preziose statue della Madonna del Rosario e della Madonna Addolorata. Sono statue vestite con abiti veri e preziosi, precedenti alla riforma di Pio X, che abolì questi abbigliamenti sfarzosi. Si tratta quindi di statue del XVII e del XVIII secolo. In particolare la più antica, cioè la Madonna del Rosario, ha una veste di valore inestimabile, tutta di seta con ornamenti in oro zecchino.

È ormai tardi e la serata volge al termine. Si conclude con un’altra vibrante esibizione del coro parrocchiale “Don Giovanni Cammarano”: il canto “Se siamo uniti” di Daniele Ricci.

Lasciamo la sala contenti e soddisfatti. Un altro passo è stato fatto per la valorizzazione del territorio, che si può ottenere solo affidandosi alla cultura.

Paolino Vitolo