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21 agosto 2017. È l’inizio di una splendida notte di mezza estate a Centola, quando raggiungiamo la piazzetta del Rosario, che altro non è che l’area dell’antica chiesa ormai scomparsa, della quale sopravvive solo il bellissimo campanile del 1000. Abbiamo l’impressione di trovarci in una bomboniera illuminata, incastonata nel centro storico di Centola.

L’aria è fresca, come sempre quassù, e il pubblico è già in attesa sulle sedie predisposte nella piazzetta. L’argomento è stimolante e soprattutto è diventato una tradizione per Centola, visto che questo è già il settimo convegno dedicato all’emigrazione, organizzato dall’associazione Progetto Centola.

L’ospite d’onore è un habitué di queste manifestazioni. Si tratta infatti del prof. Giuseppe D’Angelo, docente di Storia Contemporanea presso l’Università di Salerno, che terrà la conferenza plenaria.

Poiché il programma della manifestazione è piuttosto nutrito ed il pubblico ha già riempito la piazzetta del Rosario, il moderatore Michele Gambardella dà subito inizio ai lavori, passando immediatamente la parola al sindaco Carmelo Stanziola. Questi, sempre presente a tutte le manifestazioni di Progetto Centola, ribadisce la stima che ha per questa associazione culturale, che ha a cuore la storia e ovviamente la cultura del territorio. Ricordando come l’associazione abbia più volte affrontato la storia e le problematiche dell’emigrazione, esprime l’auspicio che, in occasione del nuovo convegno sullo stesso tema del prossimo anno, si possa non trovare una soluzione, il che sarebbe per lo meno utopico, ma almeno individuare delle azioni che possano invertire la tendenza della fuga dal nostro Paese dei giovani più brillanti e preparati.

Prende poi la parola Ezio Martuscelli, presidente dell’Associazione Progetto Centola, che ricorda come nell’ambito dei soci ci sia un gruppo che si dedica specificamente alle problematiche dell’emigrazione vecchia, ma soprattutto nuova, cioè quella della cosiddetta “fuga dei cervelli”.Rivolgendo poi lo sguardo alla splendida piazzetta dove si svolge il convegno, ribadisce che la funzione di un luogo così intriso di cultura e di storia deve essere appunto culturale. Esso è quindi il posto più adatto per ospitare una manifestazione culturale come questa.

E giunge il momento del coro parrocchiale di Centola, dedicato alla memoria di don Giovanni Cammarano e diretto da Antonella Di Mase, che si esibisce in una commovente esecuzione della canzone degli emigranti delle Venezie: “Mamma mia, dammi cento lire”. I tre giovani cantanti sono bravissimi e riscuotono il caloroso applauso del pubblico.

L’introduzione della serata si conclude con la proiezione di due filmati, raccolti da Lello Riccio dell’Associazione Progetto Centola, che, proprio per questa sua assidua opera di certosino, è definito lo “scout” dell’associazione. Il primo pezzo è dedicato alla vecchia emigrazione, con le consuete immagini delle navi cariche di emigranti, delle valige legate con le corde, della ruvida accoglienza nel centro di Ellis Island a New York. Il secondo, dedicato alla nuova emigrazione, è ancora più interessante e significativo: un professore, anzi un barone dell’università come ce ne sono tanti, promuove a pieni voti un giovane molto promettente, ma poi, con i classici modi bruschi di chi sa di avere un potere inattaccabile, lo esorta a lasciare l’Italia, paese dove le giovani eccellenze non hanno spazio, dato che i posti migliori son tutti saldamente occupati da ingombranti personaggi come lui.

Si arriva poi al piatto forte della serata: la conferenza plenaria del prof. Giuseppe D’Angelo, per la terza volta ospite di questi convegni organizzati da Progetto Centola. Egli dichiara subito di voler parlare soprattutto della nuova emigrazione, cioè della fuga dei cervelli dall’Italia, perché questo è l’argomento più attuale e preoccupante. Un tempo si emigrava soprattutto per la fame, oggi invece i fattori scatenanti sono di tipo non solo economico, ma anche culturale. Nell’ambito dei fenomeni migratori si può distinguere, anche se in maniera approssimativa, tra paesi “colti” e paesi “analfabeti”. In un tempo abbastanza remoto si emigrava da paesi “colti” verso paesi “analfabeti”, per impadronirsi delle ricchezze di questi ultimi: si trattava in sostanza del colonialismo, che oggi può ritenersi definitivamente tramontato. Invece l’emigrazione da paesi “analfabeti” a paesi “colti” è proprio quella che ha visto protagonisti milioni di italiani nel secolo scorso e continua tuttora con il cosiddetto fenomeno dei migranti. L’emigrazione da paesi “analfabeti” a Paesi pure “analfabeti” è una forma particolare dell’emigrazione degli italiani del secolo scorso: si andava per esempio in Venezuela perché il proprio lavoro sarebbe stato valorizzato dalle ricchezze naturali, ancora poco sfruttate, del nuovo territorio. La nuova emigrazione è invece da paesi “colti” a paesi “colti”: i nostri giovani più bravi e preparati nelle nostre università di eccellenza lasciano l’Italia per andare a lavorare in paesi dove le possibilità di carriera, di guadagno e di realizzazione sono molto maggiori, e spesso non tornano più.  Questo provoca una perdita enorme di risorse per il nostro paese, che spende cifre ingenti per preparare delle eccellenze, che andranno poi a lavorare all’estero, e il paese di accoglienza ne ricaverà grandi benefici, senza che per l’Italia ci sia alcun ritorno.

Un interessante corollario del discorso del prof. D’Angelo è il richiamo alla situazione dell’Università del Sannio, istituita per puri scopi clientelari ed elettorali, che ha soltanto 7000 iscritti e dove addirittura alcune cattedre erano inutilmente duplicate fino a poco tempo fa, per accontentare due diversi professori. Si tratta di un esempio lampante dei problemi dell’Italia di oggi, dove la politica non sembra in grado di affrontare i problemi ed anzi molto spesso li crea.

Interviene a questo punto il sindaco Carmelo Stanziola, che ricorda come un progetto per la rivalutazione del borgo di Sanseverino, che vedrebbe Centola come capofila di ben quattordici comuni cilentani, non riesce a decollare per meri problemi burocratici.

Inizia a questo punto la terza ed ultima parte della serata, dove, parlando dei danni della nuova emigrazione, Antonio Sansone introduce un’interessante proiezione di foto d’epoca dedicate ad alcune famiglie centolesi (D’Angelo, Pascuccio e Stanziola) protagoniste del fenomeno della vecchia emigrazione.

L’ora è ormai tarda, mezzanotte è già passata e, nonostante gli interventi e le domande del pubblico, bisogna concludere il convegno.

La manifestazione è stata un grande successo: lo dimostra la presenza del pubblico che è rimasto attento e interessato fino alla fine. Il tema della nuova emigrazione è particolarmente scottante ed attuale, forse troppo attuale. Forse proprio per questo (ma è un mio parere personale) esso è stato trattato in maniera superficiale. Nel senso che i problemi sono stati enunciati, anche con dovizia di particolari, ma non si è voluto, o forse potuto, incidere sulle cause degli stessi. L’Italia è ormai un paese dominato dalla mala politica, dagli interessi elettorali, da una burocrazia asfissiante, da una tassazione avida e ingiusta. Un paese dove pochi ricchi continuano ad arricchirsi a spese soprattutto di una classe media ormai ridotta allo stremo e sul punto di scomparire.

Per quale motivo nessuno straniero se la sente di investire in Italia, pur con tutte le eccellenze del nostro bellissimo paese? Per lo stesso motivo per cui i nostri giovani migliori se ne vanno. Di questo passo diventeremo sempre più poveri e ignoranti. Diventeremo un paese del terzo mondo, se non saremo capaci di cambiare questa classe politica assolutamente inadeguata e impreparata.

Ma forse questi miei pensieri, se fossero stati espressi apertamente, avrebbero guastato l’atmosfera di una splendida serata di mezza estate. L’importante è che queste cose le sappiamo e che restiamo fermamente decisi a non arrenderci.

Paolino Vitolo – Ass. Progetto Centola